Coelia Slit Thorne
Ci sono state persone che nel secolo scorso hanno reso possibile oggi di vivere da
androgini in una condizione meno discriminata dalla
società civile. Creature che hanno
vissuto ai margini della grande Storia, ma che sono state la vera storia. Quella
scritta con un corpo profanato nei carceri maschili, con mani tremanti che firmano
documenti impossibili e con occhi truccati e pieni di lacrime che implorano
comprensione.
Dora Richter,
Christine Jorgensen e Virginia Prince sono tre nomi che dovrebbero essere
scritti con lettere di fuoco nella memoria culturale dell’Occidente. Forse non hai mai sentito i loro nomi. Forse non sai che
prima di loro, dire "mi sento donna" significava la propria rovina o
poteva costare la vita. Eppure loro hanno contribuito a creare lo spazio umano, culturale, medico e politico che ha
consentito al mondo di spiegare che l’esigenza di fondere maschile e femminile
non è una patologia, ma una ricchezza.
La prima è
sopravvissuta alla caccia dei nazisti quando l'Europa bruciava, la seconda ha
trasformato il successo mediatico in servizio quando gli USA esportavano le Movie Star e la terza ha costruito la prima Community con un magazine stampato in
tipografia e consegnato a mano, quando la protesta giovanile è dilagata. Tre romanzi che
intrecciano documenti d'archivio e la mia immaginazione per restituire voce, dignità e memoria a
chi ieri ci ha salvato.
Non volevo scrivere agiografie di sante, ma vicende di creature incomplete
e incerte. E nutrire la gratitudine che è loro dovuta. Perché prima che
esistesse la parola travestitismo, esistevano già i travestiti. Prima che
esistesse la teoria della disforia di genere, esistevano già i transgender. Prima
che esistesse un movimento, esistevano già tragiche vite isolate che non
rinunciavano a vivere, pagandone il prezzo.
Se pensi che i diritti di oggi siano sempre esistiti, queste tre
storie ti mostreranno quanto sangue è costato conquistarli.
Quando i corpi
diventano verità, la storia la fanno le persone. Quando le persone attraversano
oceani, le verità accendono rivoluzioni. Quando le rivoluzioni trovano le
parole, il silenzio finalmente muore. Questa è la storia di come si è rotto un silenzio millenario e ha avuto inizio un nuovo linguaggio per
descrivere l'anima umana nella sua complessità tra maschile e femminile.
Ciclo 2 - Libro 1/3 - L'Inizio di Tutto(1920-1933)
A Berlino, negli anni
della Repubblica di Weimar, successe qualcosa di incredibile. Il dottor Magnus
Hirschfeld - ebreo, comunista e omosessuale – fondò l’Istituto di Ricerche
Sessuali, il museo sulla sessualità e una clinica per la transizione di genere.
Anime che fino a quel
momento avevano dovuto nascondersi o comunque vivere ai margini delle società
europee dell’epoca, entrarono nell’Istituto per cercare aiuto.
Dora Richter, nata in
una casa contadina della Boemia, divenne la prima donna transgender al mondo a
completare la riassegnazione chirurgica.
Charlotte Charlaque che cantava nei
cabaret americani, la seguì attraversando l’oceano.
Lili Elbe, la più bella di
tutte, destinata a diventare leggenda (raccontata nel film “The Danish Girl”, un film del 2015 diretto da Tom Hooper).
Toni
Ebel, pittrice che dipingeva i volti di chi non aveva voce, seguì la sua musa,
Charlotte all’Istituto.
Dopo la morte di Lili,
quelle tre donne espressero una verità unica e rivoluzionaria: esistiamo. Anche
se i nazisti distrussero l’Istituto e incendiarono tutti i libri della
biblioteca di Hirschfeld, anche se
durante la guerra furono sempre braccate e Charlotte fu internata in un campo
di concentramento, anche se poi furono divise per sempre dalla fine della
guerra, loro sono esistite. Ed oggi appaiono insieme in alcuni fotogrammi di un
film documentario, girato da una troupe austrica pochi giorni prima
dell’assalto all’Istituto.
Dora Richter l’ho
scoperta in una nota a margine: la prima donna transgender al mondo a
sottoporsi a intervento completo. Ma quando scoprii le incredibili
vicissitudini di questo essere umano, sentii che la sua esistenza meritava più
di quella nota. Ho preso ciò che c’è (un nome sui registri, una fotografia
sbiadita, un articolo di giornale) e l’ho trasformato in carne che respira, bocche
che baciano, anime che sperano.
"L'Inizio di
Tutto" è stata la scrittura più dolorosa. La Berlino di quegli anni
rappresentava l'unica luce in un continente che stava per precipitare
nell'oscurità. Raccontare la distruzione di quella luce – l'incendio
dell'Istituto, la dispersione delle pazienti, la cancellazione della memoria –
è stato come assistere a un omicidio in diretta. Ma era necessario: perché
senza capire cosa abbiamo perso, non possiamo apprezzare cosa abbiamo
riconquistato.
Finita la guerra, George
Jorgensen si imbarca per la Danimarca, dove il dottor Hamburger lo farà
diventare donna.
Prima di tornare a New
York la notizia diventa pubblica e si crea uno dei casi giornalistici più
importanti del secolo scorso.
Il 12 Febbraio 1953, Christine Jorgensen atterra a New York, aeroporto di Idlewild (ora JFK). Quando scende dalla scaletta dell’aereo
difronte ai flash dei fotografi, il mondo intero scopre che la transizione di
genere è possibile.
Harry Benjamin
raccoglie il testimone di Hirschfeld e porta le sue scoperte e quelle di altri
scienziati europei negli Stati Uniti.
Virginia Prince costruisce comunità dove
prima c'era solo vergogna solitaria. E le sopravvissute tedesche – Dora,
Charlotte, Toni – continuano a resistere dipingendo, cantando, esistendo
nonostante tutto.
Ma Charlotte sentì il
bisogno di parlare del caso mediatico di Christine Jorgensen, non per polemica,
ma solo per dare la giusta prospettiva alla faccenda. "Prima che arrivasse
la scienza, c'erano la paura e la fame. Prima dei bisturi, c'erano le bugie e i
cappotti lunghi. Prima di Christine, c'eravamo noi."
"La Scia della
Cometa" è il movimento della speranza che rinasce dalle ceneri. Christine
Jorgensen accende i riflettori mondiali su una verità che bruciava sotterranea.
Ma ho voluto mostrare anche le ombre: chi è rimasto invisibile mentre Christine
brillava, chi ha pagato il prezzo della visibilità, chi ha scelto l'oscurità
per sopravvivere. Ogni stella proietta un'ombra.
Quando i sussurri
diventano parole, le parole diventano teoria, la teoria diventa movimento.
Virginia Prince
trasforma la sua sofferenza in servizio, fondando riviste, comunità, linguaggi
nuovi per descrivere identità che il mondo non voleva vedere.
April Ashley combatte
per il riconoscimento legale nel Regno Unito.
Reed Erickson finanzia
la rivoluzione.
Harry Benjamin scrive
"Il Fenomeno Transessuale", il libro che finalmente dà forma
scientifica all'invisibile.
"In un mondo di
menzogne necessarie per vivere, si corre il rischio di dimenticarti chi sei.
Non mi sono mai pentita di vivere nella verità."
"La Fine del
Silenzio" è il movimento più complesso, dove la rivoluzione personale
diventa movimento collettivo.
Virginia Prince che
trasforma la sofferenza in teoria, l'isolamento in comunità, la vergogna in
orgoglio – ma anche Virginia che esclude, giudica, divide.
I pionieri non sono
santi. Sono umani, con tutte le contraddizioni che l'umanità comporta.