Chi sono

Ciò che sono non mai avuto un nome, ma solo una domanda: perché voglio essere donna? 

Se hai mai sentito che il corpo in cui vivi non racconta chi sei davvero, sai di cosa parlo. Se non l'hai mai sentito, queste pagine ti mostreranno cosa significa.
 
Prima un corpo inadeguato e la vergogna di ciò che sentivo, poi notti in abiti femminili con il trucco sciolto dalle lacrime e giorni con il viso spento in giacca e cravatta. La parte femminile in me, invece di scomparire, chiedeva vita. Capii di soffrire di disforia di genere e decisi di intraprendere la transizione

Per una serie di circostanze sfortunate fui costretta ad abbandonare la terapia: rimaneva solo una vita da uomo (uccidendo la donna che era in me) oppure una vita da travestito (distruggendo la vita da uomo che avevo costruito). Fu un periodo di disperazione, accompagnato da pensieri oscuri sulla morte. 

Incontrai il Nei Gong, la pratica taoista che raffina le energie interne in qualcosa di più sottile. Mi focalizzai su chi avrei voluto diventare e non su chi fossi: si generò un fuoco che mi trasmutò, integrando la mia parte femminile con quella maschile. 

Da allora, sono riuscita a vivere molti anni da uomo e alcuni giorni da donna e ho imparato molto da questa condizione. Ho cominciato a scrivere racconti in cui affioravano le mie esperienze: discriminazioni, amore, sesso, amore, sangue, amore. 
Forse anche tu conosci quel fuoco. O forse lo conoscerai leggendo queste storie. 

Quei ricordi erano ciò che di importante aveva registrato il mio cuore nella materialità, ma erano simboli che potevano integrarsi in una saga fantasy, riflessi di ciò che era già stato vissuto dalle nostre pioniere nel secolo scorso e infine erano la ragione per cui affrontai il Nei Gong.

Ecco come sono oggi, dopo essere passata attraverso quel fuoco.  

Nelle pagine che seguono troverai il cammino che ho percorso — e forse un pezzo del tuo. 

Cosa scrivo

L'imbarazzo di un bambino di vivere qualcosa che è assente nell'amore dei genitori, nei concetti della cultura e negli insegnamenti della religione. L’angoscia di un adolescente con un corpo inadeguato a ciò che sente nel cuore. La forza di giovani adulti che hanno deciso di vivere alla luce del giorno questo "difetto" , ma per il mondo sono sempre donne con un “difetto”. Se conosci quell'imbarazzo, quell'angoscia o quella forza, queste storie parlano di te. Se non li conosci, ti mostreranno un mondo che esiste accanto al tuo e che merita di essere visto.

Perché scrivo

Scrivo perché ho vissuto queste cose e ho imparato molto, ma non lo faccio per autocelebrarmi o per atteggiarmi a guru. Nei miei racconti io non sono mai la protagonista, ma molto di me traspare nella prosa. In particolare traspare ciò che il mio cuore ha appreso, qualcosa di vero perché è vero per tutti, non solo per me. Non troverai lezioni in questi libri. Troverai esperienze. Cosa ne farai, appartiene a te. 

Per chi scrivo

Scrivo per te che senti dentro di te la donna e l'uomo e non hai già trovato una mappa mentale che non sia una prigione. ​Ma scrivo anche per te che leggi per curiosità, senza sentirti parte di questo mondo. Perché il dissidio interiore di chi soffre di disforia di genere è più simile ai tuoi dissidi di quanto immagini. La vita è uguale per tutti, ma siamo tutti diversi. E forse, leggendo di chi ha attraversato il fuoco, riconoscerai qualcosa che brucia anche in te — con un altro nome, in un'altra forma, ma con la stessa intensità.

Come mi chiamo

Un nome non si sceglie: si scopre. Il mio è fatto di tre ferite che, messe insieme, formano una firma. Se ti stai chiedendo cosa significhi, ecco la risposta.

Coelia

In greco koilía (κοιλία) significa “ventre” (nei Vangeli indica il grembo materno, per i Greci antichi era il centro delle emozioni e degli impulsi). In latino coelum significa “cielo”, ma c’è assonanza anche con il verbo cēlare (nascondere) e con il sostantivo celia (scherzo, burla). Infine era la variante femminile di Coelius e nome della stirpe di una famiglia dell’antica Roma, la Gens Coelia. Coèlia è insieme il luogo femminile del concepimento, il punto da cui origina il vizio, la sede del sacro, un segreto nascosto agli altri, uno scherzo del destino e una traccia di nobiltà. Si pronuncia Co-è-lia. Separando la "o" dalla "e", costringo le labbra a muoversi da protese in avanti a forma di anello fino ad allargarsi in un sorriso. Quel momento di coscienza tra due attimi di vita mi ricorda il respiro prima del pianto, l’attesa tra due schiaffi ricevuti, il perdersi tra due orgasmi interni, la pausa del blues dove si concentra tutta la verità.  

Slit

In inglese significa “fessura” o “taglio causato da un movimento netto e lineare”. È usato per descrivere la moda (un taglio del vestito) o la violenza (ferite alla gola o ai polsi). Per me è il simbolo del trauma inciso nella carne, la porta d'ingresso della vita, la fenditura da cui entra la luce nella pratica interiore. Coèlia Slit è “ventre” e “incisione”: richiama la nascita, la morte, il trauma, il sesso. Adatto per scrivere con il bisturi. E se stai leggendo queste pagine, forse anche tu hai una fessura da qualche parte. Forse è da lì che sei entrata.

Thorne

In inglese significa “spina di rovo”. Slit è il taglio, Thorne è la spina che ci rimane dentro. Ciò che ha tagliato ed è entrato nella carne. Ciò che ancora fa male perché è rimasto dentro, nonostante il taglio si rimargini.  Un dolore che non passa, perché ormai è diventato parte di me. 

Ora sai come mi chiamo, e sai perché scrivo.
Se vuoi sapere cosa ho scritto con questo nome, il cammino comincia qui.