Questo è un tema che mi è caro e me lo sono domandato spesso.
E se te lo domandi spesso è perché devi fare qualcosa e non lo fai.
Brutto segno.
Io credo di aver presente la realtà di discriminazione e violenza in cui hanno versato, versano e verseranno persone per la razza, la provenienza o la religione, donne per il loro genere e il loro ruolo sociale, creature "LGB" e "Q" e "+" per il loro orientamento sessuale e così via.
Ammiro chi ha descritto questa condizione e mi inchino di fronte a chi ha lottato per i diritti di questi esseri umani.
Ma io ho saputo parlare solo della "T", solo di transgender. E, nello specifico, solo di donne transgender.
Penso che non ho scritto di fratelli e sorelle discriminati e violentati per l'urgenza di capire me stessa.
E penso che non scriverò di loro neanche quando finirò il mio progetto letterario, perché completare e pubblicare i miei sedici romanzi è un impegno veramente impegnativo e mi sta prendendo ogni energia disponibile: ora non riesco ad immaginare cosa farò dopo.
Ma il fatto che non sia riuscita a scrivere DI chiunque subisca discriminazione e violenza, non vuol dire che io non scriva PER chiunque subisca discriminazione e violenza.
Ripeto, ho acceso solo qualche candela per fare un po' di luce dove mettevo i piedi.
