Ciò che sono non ha un nome, ma una domanda: perché voglio essere donna?
Prima un corpo inadeguato e la vergogna di ciò che sentivo dentro di me. Poi notti in abiti femminili con il trucco sciolto dalle lacrime e giorni con il viso spento in giacca e cravatta.
Senza una risposta imparai a sopravvivere da uomo: diventai musicista, scrissi canzoni, imparai la tecnica del suono, feci arrangiamenti, programmai applicazioni per Mac e PC, imparai il Kung-Fu e divenni motociclista.
Ma l'identità femminile che era dentro di me chiedeva vita. Capii di soffrire di disforia di genere e decisi di intraprendere la transizione.
Eventi sfortunati mi costrinsero ad abbandonare la transizione. Potevo solo tornare a vivere da uomo, uccidendo la donna in me, o vivere come travestito, distruggendo l'uomo. Fu un periodo di disperazione, accompagnato da pensieri oscuri sulla morte.
Poi incontrai il Nei Gong, la pratica taoista che raffina le energie interne per trasformarle in qualcosa di più sottile e spirituale. Mi focalizzai su chi volevo diventare e non su chi ero: questo generò un fuoco che non distruggeva ma trasmutava.
Così integrai la mia parte femminile e quella maschile con serenità. Da allora, sono riuscita a vivere molti anni da uomo e alcuni giorni da donna e ho la presunzione di aver imparato molto da questa condizione.
Cominciai a scrivere racconti in cui affioravano le mie esperienze di transgender: discriminazioni, amore, sesso, sangue. Poi cominciai a concepire un progetto più ampio.
Le storie vissute da me erano riflessi di ciò che già era stato nel secolo scorso. Al contempo sentivo la necessità di scrivere anche un fantasy che parlasse di questi temi. Infine dovevo spiegare, alle persone intorno a me, cosa diavolo stessi facendo e perché avessi deciso di complicarmi così tanto la vita.
Scrissi e scrissi ancora. Così è nato il progetto editoriale "Attraversare il Fuoco".